Repressione del popolo saharawi una tragedia nascosta

UNA TRAGEDIA NASCOSTA

Donne, vecchi e bambini saharawi
ecco la lista dei desaparecidos

Un documento tenuto a lungo segreto rivela la sorte di centinaia di persone scomparse dal 1958 al 1992 nel Sahara Occidentale. E si scopre che in carcere sono morti anche adolescenti e neonati. Dure critiche dalla comunità internazionale al governo marocchino


Donne, vecchi e bambini saharawi ecco la lista dei desaparecidos

Ri fugiati saharawi in un campo profughi

ROMA –  La lista è spuntata a sorpresa, forse per errore, su un sito vicino al governo di Rabat: quello del Royal Advisory Council for Human Rights (CCDH), una istituzione creata per scoprire le violazioni dei diritti umani e promuovere la riconciliazione nazionale. Un elenco dettagliato, terribile, tenuto nascosto per decenni e destinato, probabilmente, a restare segreto per sempre. Perché contiene nomi e storie dei desaparecidos saharawi, 352 persone arrestate e sparite nel nulla dal 1958 al 1992, combattenti del “popolo del deserto” che lottavano per l’autodeterminazione e la sopravvivenza stessa di una comunità che vive in condizioni drammatiche. “Il documento della vergogna”, lo definisce il giornalista Malainin Lakhlal, in questi giorni in Italia grazie a un programma di aiuti umanitari portato avanti dal Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli), la regione Emilia Romagna, il Comune e il Polo didattico scientifico di Forlì.

Sono un migliaio i nomi riportati nella lista, 352 dei quali, come detto, saharawi. E decine sono anche le storie di vecchi, donne e bambini di cui non si sa niente ormai da più di trent’anni. Bambini, sì. Anche loro. Adolescenti, ma anche neonati portati via insieme alle madri e morti nelle carceri lager di Agdez e Kalaat Magouna: “Due penitenziari dell’orrore”, li definisce Lakhlal, segretario dell’Unione Periodistas y Escritores Sahrawi (Upes).
Nelle carte si parla di 115 bambini finiti in carcere, 14 dei quali morti dietro le sbarre. C’è Aziza Brahim Sid, catturata con la madre nel 1976  –  un anno dopo la “gloriosa” Marcia verde dell’esercito di re Hassan II  –  Era appena nata, non riuscì a resistere al freddo e morì di stenti ad appena tre o quattro mesi. Reguia Zahou, invece, aveva 13 anni quando i militari assaltarono il villaggio nel quale viveva insieme al fratello Mohamed e alla sorella Safia. Dopo sette mesi le sue condizioni di salute si aggravarono, con ogni probabilità anche lei morì in carcere. E anche di Mohamed e Safia da quel giorno non si è saputo più niente.

El Walid Belgadi Mahfoud aveva soltanto due anni nel 1977, quando fu portato in carcere insieme a tutta la sua famiglia. Rimase in una cella buia della base militare di Smara. Qualche tempo dopo la madre venne rilasciata, ma il bambino era già deceduto da mesi. E poi Mustapha, Abderrahman, Mohamed, Horma, Taleb, Brahim, Bachir: nomi diversi, storie tutte tremendamente simili. Piccoli rubati all’adolescenza e morti dietro le sbarre senza aver mai capito il perché.

Nella lista i nomi di almeno undici donne, tredici giustiziati dalla Corte marziale subito dopo la “Marcia verde” e centinaia di desaparecidos per i quali, da anni, le ong di tutto il mondo chiedono giustizia. In particolare, dal 1961 (il Sahara Occidentale era ancora sotto il controllo spagnolo) al 1992, furono almeno 191 i morti in carcere. Ma c’è anche un lungo elenco di numeri, freddi e impietosi, dei caduti in battaglia, dei deportati, di chi ha resistito per qualche giorno in ospedale dopo i combattimenti ma poi ha cessato di vivere.

L’associazione Rights Monitoring 1 ha chiesto e ottenuto la traduzione del report che sarebbe dovuto rimanere nascosto al grande pubblico. Adesso, però, l’elenco è finito in rete: “Nel corso degli anni  –  si legge  –  il Marocco è stato accusato di un uso sistematico di detenzioni extragiudiziarie e uccisioni, specialmente contro chi si è opposto all’occupazione del Sahara Occidentale. Questo è stato negato categoricamente da autorità marocchine. Fin dagli anni Novanta  –  rileva il Royal Advisory Council for Human Rights  –  i diritti umani sono stati gradualmente rispettati. Ma in particolare nel Sahara Occidentale, gli abusi rimangono la norma”.

“Il documento è tradotto in inglese, ma presto sarà disponibile anche in altre lingue  –  spiega Malainin Lakhlal  –  perché vogliamo che tutto il mondo sia messo a conoscenza di questi crimini. Nella speranza che l’Occidente, questa volta, decida davvero di intervenire a favore di un popolo che chiede solo di non essere colonizzato”.

El Sahara Occidental: ataque al campamento Dignidad, represión y situaciól actual

Giovani Saharawi per l’indipendenza, Papps, WSRW e Thawra.

Oggi, il 9 gennaio 2011, siamo costretti a venire qui, alle porte del Consolato del Marocco a Valencia, a piangere per i nostri fratelli trovati saharawi nei territori occupati del Sahara Occidentale.
35 anni non sono riusciti a porre fine all’occupazione, l’ultima colonia in Africa è illegale e con il vile abbandono spagnola del Sahara Occidentale e la successiva occupazione marocchina.
Allo stato attuale, i territori occupati del Sahara si trovano in una situazione di instabilità e di allarme.Il Marocco sta violando, nel più crudele e impuniti dei modi, tutti i diritti umani del popolo Saharawi.
Dopo il brutale smantellamento di Gdeim Izik, Laayoune è in stato di blocco totale, egli arresti arbitrari ed esecuzioni extragiudiziali, torture e maltrattamenti, umiliazioni e violenze, sono diventati il pane quotidiano della popolazione Saharawi che vivono nel Sahara occidentale.

Sono più di 180 detenuti saharawi nel carcere di Black a El Aaiun, con 6 donne tra di loro. Ci sono 19 sahrawi si trovano in carcere Salé, in attesa di giudizio da un tribunale militare e quelli che sono, almeno 7 saharawi che sono state violentate, accoppiato con la brutale tortura dei suoi restanti compagni di detenzione.
Non si può credere, in questo lato del mondo, queste cose accadono, di fermarsi e rimanere dove si impara solo a pochi, e la maggior parte continuano a vivere con indifferenza e complicità, intenzionale o no, ma complicità.
I prigionieri saharawi sono stati brutalmente violentati, letteralmente. Essi soffrono nel loro corpo e nel cuore le 

ignorato, queste persone, con nomi, famiglie, donne e bambini, sorelle … che mantengono vive e la cura per i corpi di valore, con il cuore immenso inesauribile forza e resistenza, coraggio … Veramente coraggioso.

 

 

 

Hussein Ndura, Yaya Jewel Bachir Mustafa, Banga Chejk, Ismaili Brahim, GaliaYucumani Ergueibi Hayat, Bachir Jadda, Sbaii Ahmed, Ngui Hawasi, Mustafa Rami,Ndure Omar, Sidahmed Lemheyed … e decine di altri, fratelli e compagni del Sahara occidentale.
Libertà e giustizia per i prigionieri politici Saharawi. Marocco Fuori n.a. Sahara Libre 
links di riferimento:

Manifestación x los presos saharauis Valencia



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